"«Per la natura della debolezza umana, i rimedi sono più lenti dei mali e, come i nostri corpi crescono lentamente ma si estinguono di colpo, così si potrebbero più facilmente soffocare che richiamare in vita le attività dell’ingegno: infatti si insinua proprio il piacere dell’inerzia stessa, e l’inattività, dapprima odiosa, alla fine è amata» (Tacito, Agricola 3,1)."
(via egodome)












